Il ritorno.

Quanto a passare gli anni via, lontano, non ci hai pensato.

Le cose scorrono e il soccorso dei ricordi appanna la vista; i palazzi diventano opachi, indistinti e, proprio per questo, belli come non lo sono mai stati.

Il tempo passa, i ricordi ingialliscono al pallido sole della tua stessa vista. 

Posti, angoli, scale, alberi, cominciano a marmorizzare in scene indefinite e tanto care.

Quando il tempo passa lo fa inesorabile e silenzioso; nel silenzio diventi lontano da quello che era vero e il ricordo si fa sogno e magia, recriminazione e nostalgia: il miscuglio non è più quel che ricordi e sarà sempre solo quel che vuoi.

Lottare non serve a nulla, l’ingiallimento è un processo chimico, degenerativo e naturale; non sei più la persona che è partita via per un mondo diverso.

Sei chimica, materiale organico, cellule e tempo; la carta fotografica non è più nitida e i colori sbiadiscono.

Tu sei un ricordo che non hai più vivido, sei un posto indefinito e palazzi bellissimi di cui non vedi alcun dettaglio. 

Rumore di fondo, stordimento; inchiodi, accomodi, rifinisci nel lavorio immenso di ridare forma a quel che eri e quel che sei. 

Ritorni e guardi, vedere cose che non sono quelle che ricordi, verità cambiate, verità non tue.

Rimane solo il tempo, quello che passa ingiallendo con la carta della tua verità. 

Ritorno inconsistente, ritorni fuori da quello che sei stato.

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