La stanza nella roccia

3

Così come accade ai ragazzi dell’età di Jim l’avventura della fabbrica rumorosa scivolò via in una notte.

Il sonno spesso lava via incertezze e domande così come il vento spazza via la brina dall’erba, non sempre gli accadimenti solcano vie ben definite nella memoria e, anche se il turbamento è molto, la mente riesce sempre a dare spazio a qualcosa di più conciliante, meno spigoloso.

Così accadde, Jim continuò le sue giornate come se il suo fastidio per i rumori di quella fabbrica fossero stati l’ennesimo cozzare di spade in una delle sue fantastiche battaglie. 

Le corse si alternavano alle corse e le avventure ad esse, tutto era rientrato nella, per quanto edulcorata, normalità di un bambino di campagna la cui vista e mente era naturalmente predisposta al bello.

Sarebbero passate inosservate anche le eterne chiacchiere del signor McPowell con il padre di Phil. Nell’ultimo periodo i due erano soliti incontrarsi la sera e discutere di qualcosa che riguardava terre lontane.

Si sentivano discutere di Germania, Italia, Austria e, Dio solo sa di quale altra nazione, sembrava che i loro discorsi si accendessero quando oggetto della discussione sembravano delle popolazioni chiamate ‘crucche’.

Per quanto Jim si sforzasse di ricordare quel nome, avrebbe pur dovuto ricordargli qualcosa per la sua passione geografica, proprio non riusciva a capire di quale nazionalità parlassero e certo, pensava, che quei discorsi dovevano riguardare qualcosa di estremamente intricato e noioso.

Le sue orecchie udivano termini che non aveva mai sentito, termini come : fronte, artiglieria, trincea, armistizio, offensiva. 

Pensava che i due parlassero di questioni politiche e non prestava mai molta attenzione, anche perché, i due uomini ne parlavano in modo da non rendere la discussione appetibile alla mente di un ragazzo dell’età di Jim.

Questi continuava ad ascoltare a sprazzi, un po’ come quando si ascolta una lezione noiosa a cui si presta attenzione solo distrattamente quando il corso dei propri pensieri subisce una battuta d’arresto. 

Una sola parola Jim conosceva bene ed era:’Guerra’. 

Al risuonare di quella parola il ragazzo si faceva attento, evidentemente i due uomini stavano parlando sicuramente di qualcosa di fantastico. Sicuramente stavano ricordando battaglie epiche di qualche re del passato e allora aguzzava l’attenzione e cercava di cogliere il senso di quei discorsi.

Tutte le volte che la sua attenzione veniva catturata si tornava a parlare di avanzate, rifornimenti, armate, stato maggiore e mille altre cose che proprio cozzavano con le capacità fantastiche della mente di Jim Il quale tornava a girovagare per conto suo nelle sue fantasie.

Per Jim la guerra era qualcosa che poteva durare al massimo il tempo di un’arrampicata o una corsa, qualcosa che trovasse il massimo grado di fervore quando un drago o un cavaliere  venisse abbattuto da una mirabolante sciabolata data all’aria o ad un pietra trasformata in freccia. 

Ecco quella per Jim era la guerra. 

Compimento istantaneo di una storia, se pur completamente concepita, veloce e semplice.

Non era concepibile per il ragazzo che una tenzone potesse riguardare più di due soggetti, che qualcuno trovasse accettabile dover combattere se non per salvaguardare l’onore o una principessa.

L’immediatezza dei pensieri di Jim non erano banali, si intenda bene, erano semplicemente quelli per cui la mente di un ragazzino è nata. Niente banalità e niente pochezza nelle avventure di Jim, essere erano vere per quanto lo dovevano essere e le guerre erano quelle che dovevano essere per lui.

Certo, e questo sarà condivisibile, tali concezioni non sono errate perché non corrispondo alla realtà di una guerra di adulti esse sono giuste proprio perché non hanno nulla a che fare con la stortura cosciente che fa la realtà della guerra, non dovrebbe mai nemmeno esser concepita come un fatto diverso dalle idee di Jim.

Sostanzialmente l’idea di Jim era più che corretta, la guerra, i cavalieri, l’onore, le conquiste dovrebbe appartenere solo al gioco di un bambino e mai occupare discorsi di adulti, mai dovrebbe tradursi in qualcosa che duri più di un sospiro.

Per Jim la guerra era un gioco, innocente come rincorrersi o leggere di pirati ed avventurieri.

Insomma per Jim la guerra era una cosa con cui divertirsi dove discorsi di ritirate, offensive e tutto il resto non avevano il minimo senso perché il gioco trovava la sua serietà nel compimento immediato e sognatore e bastava questo, il resto era roba da grandi.

Era questo il meccanismo che faceva affievolire in Jim l’attenzione per i discorsi degli adulti, proprio non sapevano di cosa stessero parlando e questo lo annoiava terribilmente.

Questo delicato equilibrio trovo il suo punto di rottura quando dovettero recarsi in paese per l’ennesima vendita di lana. 

Quello che non stupiva il signor McPowell stupiva invece il ragazzo e non poco.

Alle mura delle case troneggiavano manifesti raffiguranti un militare con il dito puntato come ad indicare chi lo guardasse. 

Il viso severo, deciso e i lunghi baffi conferivano al volto del soldato un’aria ancora più imperativa. 

Sul capo del militare vi era una scritta che diceva “BRITONS” e sotto il mento del soldato vi era un’altra scritta che diceva “wanted YOU” con quello you in maiuscolo, poco a destra dell’indice puntato che sembrava voler quasi cadere giù dal manifesto ed attaccarsi addosso.

Jim rimase interdetto, non fece in tempo a staccare gli occhi da quel manifesto che già un altro e un altro ancora si proponevano al ragazzo; l’intimazione era sempre la stessa e gli occhi del militare non smettevano di seguire Jim. 

Quegli occhi erano severi, categorici, immediati, e gravi; Jim non riusciva a staccare gli occhi da quella faccia, quelle parole scritte, ordinate, ma confuse nella mente del ragazzo, lo informavano senza mezzi termini che il suo paese si stava Armando e che quel signore lo cercava, lo voleva, comandava.

Istintivamente il ragazzo strinse la manica della giacca del padre e camminava così come camminano i bambini quando percorrono una strada ma che hanno lo sguardo rivolto all’indietro. 

Quella faccia si alternava a cupe, troppo cupe, mura grigie e parve a Jim di accorgersi per la prima volta di quanto fossero gravi quei mattoni, quelle case sembravano non respirare sotto il peso del loro fosco grigiore. 

Ad un tratto parve che pesasse, a quelle mura, quella faccia e Jim proprio non sapeva spiegarsi tutto quel trambusto che gli passava per la mente. Quell’uomo gli metteva paura e lui la paura non aveva mai avuto necessità di capirla. 

Chiese al padre:”Padre perché il nostro paese si arma? Perché quel signore dice di cercarmi?”

Il signor McPowell rispose, nascondendo un riso triste:” Jim quel signore non sta cercando te che sei un bambino, ma sta cercando uomini pronti ad andare a combattere per la nostra libertà.”

Con immediatezza e semplicità Jim ribatté:”Voi siete un uomo padre!”.

Quanto possa essere complicata una risposta il signor McPowell lo capì in quel momento, senza avere il coraggio di guardare Jim rispose :”Si!”.

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