Il colore della pelle.

Avevi poco più di quattro anni, eri tanto dolce con il tuo visino piccolo ed aggraziato che ti si poteva mordere le guance ogni volta che eri a tiro. 

La tua seggiola era quella a sinistra, dovevi inginocchiarti per arrivare ad essere comoda e all’altezza giusta per mangiare.

Il cucchiaio da dolce che usavi, seppur piccolo, sembrava troppo grande quando le tue manine lo cingevano per la minestra, tremava tanto ogni volta che ti impegnavi a non fa gocciolare giù il brodino che era uno la gioia vedere la tua faccia imbronciata in quell’impegno così gravoso. 

Eri la nostra bambina, crescevi senza quasi che io potessi rendermi conto della velocità con cui passavano i giorni meravigliosi e pieni delle tue corse, delle grida e dei pianti.

Eri lì, semplice, vera e bella che te ne stavi a mangiare, di sottecchi io e la mamma ti guardavamo come si guarda un figlio e, ognuno a suo modo godeva dei tuoi mille movimenti, pieghe del sorriso ed espressioni del volto. 

Per te tutto era normale, scorreva semplice, tutto era la tua vita anche in quel momento, ma per noi era di più. Tutto di te ci riempiva e spiavamo, bonariamente, tutto quello che potevamo, perché potevamo.

Una volta, mentre il rito del pasto si consumava, te ne uscisti con la tua vocina gentile e bambina a chiedere :”Di che colore è la pelle di mamma ?”.

Partimmo, io e la mamma, in improbabili risposte cercando di dare un tono al colore più scuro di mamma, definire il mio pallore come rosa e il tuo come un bel colorito creolo che tanto si addice ai tuo occhi espressivi e al bianco perla dei tuo dentini tanto piccoli.

Cercammo di rispondere come se non avessimo percepito che tu avessi visto qualcosa che, istintivamente, definivi come diverso. 

Fu proprio il fatto che ci accorgemmo delle tue sensazioni a spingerci un poco oltre dicendoti che :”Amore, il colore della pelle non ha alcuna importanza.”

Data questa risposta ti lanciasti nel racconto di come i tuoi compagni di scuola fossero di tanto colori, era evidente che i tuoi occhietti vedessero una differenza ed era evidente che la novità di questa considerazione ti incuriosisce.

Noi ti dicemmo, ampliando la risposta già data, che era bello che ci fossero tanti colori tra i tuoi compagni e che, comunque, il fatto che uno fosse nero, uno bianco, uno giallo o verde non aveva nessunissa importanza e che importava solo che vi voleste bene e che andaste d’accordo. 

Ti demmo la risposta che potevamo darti, avevi poco più di quattro anni, come potevamo spingerci oltre?

Ebbene, piccola mia, se allora non potrò risponderti come volevo ora voglio farlo qui, con la calma della scrittura, con la consapevolezza che un giorno mi leggerai.

Quella volta avrei voluto portarti fuori sulla nostra terrazza e farti guardare le tante piantine che avevamo, avrei voluto spingermi e dirti che se guardavi attentamente ogni fiore, ogni foglia di una pianta avresti visto quanto essi differivano, seppur per piccolissimi particolari, gli uni dagli altri.

Mi sarò spinto oltre invitandoti a guardare ora la differenza di colore e di forma tra due piantine e avresti visto che se pur invasate allo stesso modo erano entrambe vive e che nel colore e nella forma avresti trovato varietà, ricchezza, armonia e non solo ed unicamente differenze.

Le differenze esistono amor mio ma non sono mai un limite, non rappresentano mai una mera discriminante, esse sono, per loro natura, espressione mutevole della grande verità della vita.

Ti avrei inviato a guardare il nostro terrazzo e a considerare la varietà di colori, di forme e avrei cercato di farti capire che quel posto era ricco di colori e proprio per questo era espressione di bellezza, eterogeneità. 

Non sarebbe stato un giardino noioso, se tutto fosse stato, ogni petalo, ogni foglia, ogni ramo, rosso oppure blu,o bianco? 

Un colore da solo è solo un colore a cui la mente e l’occhio si abitua e appena si vede un colore più vivo quasi siamo colti si sorpresa e non sempre questa ci risulta piacevole.

Ecco quando una differenza risulta fastidiosa, quando non siamo pronti alla varietà, alla novità, al considerare il tutto più che del particolare allora siamo castigati dalla nostra cecità e non certo dall’esistenza della moltitudine di cose, colori o genti.

Avrei voluto farti riflettere su cosa e perché esistono i colori, mi sarei spinto fino a farti considerare il colore come forma di energia, avrei voluto poterti spiegare come questa influenzi gli elettroni e le loro orbite e come questi restituissero colore ad ogni varianza.

Come avrei potuto allora spiegarti che il bianco altro non è che la somma di tutti i colori, se uno solo di essi non esistesse in quella somma il bianco non esisterebbe, lo stesso bianco non è all’apice di nessuna piramide in quanto risultato ma è solo l’espressione armoniosa che la natura restituisce quando il tutto si muove all’unisono.

Non esiste il colore se non in forma di manifestazione fisica di un fenomeno naturale, natura per natura, e come questi non possa essere un dato caratteristico per cui decidiamo di accettare o meno una differenza come inaccettabile.

Quando poi questa caratteristica fisica di un corpo la applichiamo agli esseri umani allora dobbiamo estendere ancora oltre io concetto di varietà, dobbiamo spingerci fino alla definizione di questa varietà come vera e propria ricchezza da cui attingere, con cui crescere, da difendere.

Vedi amor mio, se i principi di bellezza armoniosa l’ho limitato ora alle cose non senzienti è perché in esse c’è un significato evidente della grandezza della natura perché in esse vediamo forme di vita che non danzano al ritmo di questa o quella cultura e l’accettazione della loro vastità è resa più semplice dalla loro semplicità.

Quando, invece, prendiamo a studio l’uomo allora le cose sono più intricate e complesse e per questo ancora più belle e interessanti.

Al mondo esistono esseri umani di tanti colori e a fermarsi qui potremmo applicare benissimo il concetto di varietà che abbiamo usato per le piante. Sia essa montagna, albero, animale, nuvola o atomo, quando parliamo di cose non umane possiamo valutarne bene le leggi, le differenze e farne ricchezza quasi in modo metabolico.

Converrai, piccola, che anche tu sei attratta dal mare, dalle montagne e dai fiori e questo perché in te esiste il bene di una conoscenza istintiva che ti fa riconoscere nelle cose del mondo naturale la grandezza e la necessità di tanta grandezza anche se non la comprendi nel totale. 

Ecco, quando parliamo di esseri umani il colore della pelle non solo che la millesima parte di quello che puoi vedere e conoscere. Questa caratteristica è tanto effimera e banale, rispetto alla grandiosità della lingua parlata, della cultura, della letteratura, dell’arte,della storia, della scienza, che, se ti immergersi a voler cogliere l’infinita ricchezza della diversità allora capirai quanto poco conti esser nero, giallo o a pios.

Perché dovresti fermarti a valutare il colore dell’indiano quando nel suo paese è esistito il Mahatma, quando il loro popolo ha combattuto per la libertà subendo ogni genere di violenza.

Perché dovresti chiederti del colore della pelle di Garibaldi che, prima di molti, fu cittadino del mondo?

Le scarpe sporche e i capelli rasta di Marley potranno mai farti ignorare la grandezza della sua musica, la sua pelle nera potrà mai toglierti il messaggio universale delle sue note?

Potresti trovare mai ragione nel domandarti il colore della sua pelle di fronte alla grandezza di Alice Walker, perché dovresti chiederti se vi è differenza tra il viola e il bianco?

Leggi Shakespeare, leggi Hugo, leggi Dostoevskij, leggi in arabo, italiano, inglese, leggi quel che vuoi e nel modo che vuoi e ti accorgerai che nelle pagine della cultura, quella vera, il mondo è mondo. L’uomo non è perfetto, imparerai anche questo, ma anche questo è più importante dell’appartenenza, del colore e della differenza asettica e scevra di ogni riflessione.

Amore mio, vedi anche tu che il colore è solo una parte del totale? Riesci a vedeere all’immensità ed alla richezza che è nel genere umano? Ha senso vedere limiti lì dove l’unico limite siamo noi?

Non esiste al mondo colore, razza, religione o sesso che possa essere giustificazione per creare discriminazione, non esiste motivo logico per cui qualcuno, che non abbia la tua stessa cultura o lingua, debba essere messo da parte, non esiste pace quando nella differenza si cerca odio. 

Nell’odio si diventa soli, limitati, incivili, ignoranti, nell’odio si diventa ciechi e non più parte del tutto della vita.

Amore mio, vivi nel mondo come parte del mondo, tutto il mondo, non considerare il limite di quel che vedi è conosci come mondo, ma considera i tuoi limiti come un nuovo inizio e gioisci se qualcosa non la capisci. Spronati, sii curiosa, spingiti a capire il bello dell’altrui visione, spingiti oltre la mera considerazione di un fatto.

Colore significa mondo, vita, non significa mai solo bianco e mai solo nero.

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